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Si punta sulla Cina

Apparso su "IDEA" del 02/04/2009

Non si tratta di un decalogo perché si articolano in undici punti, ma i "comandamenti" stilati da Andrea Croci, responsabile dell'Ufficio di rappresentanza a Hong Kong di Ubi Banca, il gruppo di cui fa parte la Bre, ex Cassa di risparmio di Cuneo, sarebbero lo stesso da "digerire" e imparare a memoria, se si intendesse sbarcare in Cina per avviare un'attività imprenditoriale evitando brutte sorprese.

Eccoli: 1) In Cina tuto è possibile; 2) In Cina niente è facile; 3) La "logica occidentale" negli affari non è applicabile; 4) Insistere senza scoraggiarsi; 5) La pazienza è una dote fondamentale per ottenere il successo; 6) "Guangxi" (conoscenze) sono fondamentali, ma possono perdersi in qualunque momento; 7) "Non conosci la Cina" significa che non sono d'accordo; 8) "C'è un nuovo regolamento" vuol dire che hanno trovato il modo di "non fare qualcosa"; 9) "Non ci sono problemi" spesso è la comunicazione che il problema è insormontabile; 10) Quando si è "troppo ottimisti", meglio pensare sempre alla regola numero 2; 11) Quando si è "pessimisti", occorre pensare sempre alla regola numero 1.

Al di là dell'ironia sdrammatizzante, la faccenda più difficile quando si intraprende un rapporto con i cinesi à proprio quella di mettere da parte il nostro modus operandi fatto di efficentismo e di adeguarsi a quello dei padroni di casa, accettando anche la costante indeterminatezza dei tempi.

Le tesi del funzionario di banca da anni al lavoro nell'ex colonia inglese sono state confermate dai manager che hanno preso parte al convegno "L'impresa verso i mercati internazionali: focus Cina", organizzato presso la sede di Confindustria Cuneo, in occasione della presentazione del manuale edito da "Il sole-24 ore", nato dalla collaborazione fra Interprofessional Network e Ubi Banca.

Dopo l'introduzione di Amilcare Merlo, il quale ha fatto il punto sulla situazione delle imprese piemontesi e del loro export, Giorgio Frankel, analista di questioni internazionali e collaboratore de "Il sole-24 ore" e del centro "Luigi Einaudi" di Torino, ha parlato dei nuovi scenari politico-economici mondiali, nei quali il Paese del dragone assumerà un peso sempre più preponderante.

Gianluca Trombi, responsabile area internazionale di Ubi Banca, al pari del collega Croci, ha ribadito che, pur con tutte le "precauzioni" del caso, la Cina rappresenta un mercato assai appetibile e anche ormai relativamente sicuro, nel quale la crisi colpisce numerosi settori, ma non azzera la crescita, come invece accade in occidente. Il Governo di Pechino, infatti, a fronte di previsioni che danno il Pil del 2009 in aumento "solo" del 6% rispetto all'anno scorso, si stà impegnando, anche attraverso un'impressionante mole di lavori pubblici, ad arrivare all'8%.

L'indicazione di fondo è stata chiara: inutile andare in Cina per risparmiare sui costi (anche perché i costi crescono a ritmo vertiginoso); lo sbarco, invece, dev'essere programmato per produrre e vendere in loco le proprie eccellenze, mettendo da parte i timori di "clonazioni" e imitazioni.

A raccontare "in presa diretta" le rispettive avventure in Cina, tutte positive sia pure con varie sfumature, ricche di simpatici aneddoti ai limiti dell'incredibile se visti nella nostra otica cuneese, tra gli altri sono stati Andrea Oitana della Monetti di Racconigi, leader mondiale nel settore dei vassoi che in estremo oriente stà facendo crescere un nuovo campo d'intervento, quello dei macchinari per la catena del freddo, dall'ambito medico a quello alimentare, e Paolo Mazzitelli, direttore generale della Divisione finanza e amministrazione della Miroglio. L'industria tessile, dopo aver ipotizzato una semplice delocalizzazione, ha mutato strategia e oggi in Cina conta 450 negozi e un fatturato di 65 milioni di euro. Naturalmente in cerscita.

Claudio Puppione