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Il ruolo del professionista nei rapporti con la banca

Apparso su "Eurofinanza" del 01/02/2007

Prima, la filosofia seguita dalle banche nell'approcciarsi con le realtà aziendali era, salvo limitate eccezioni, "quella del mattone", verificare cioè il patrimonio immobiliare della società e l'intervento professionale si basava prevalentemente nella predisposizione di relazioni attestanti i beni posseduti dall'azienda o dai soci di essa.

Successivamente vi è stata una evoluzione culturale ed ha preso giustamente posizione l'analisi del conto economico per poter correlare il finanziamento all'attività aziendale e scegliere quello più idoneo.

Inoltre, è divenuto necessario per l'analisi bancaria, relativa alla concessione di affidamenti, presentare una serie di documenti tra cui anche la dichiarazione dei redditi dei soggetti interessati al finanziamento.

Questi mutamenti sono avvenuti nel giro di 15-20 anni ed hanno comportato una evoluzione importante nella organizzazione societaria e nell'intervento professionale, fino ad arrivare ai giorni nostri in cui gli istituti di credito devono attribuire ai clienti un giudizio (rating). Ciò ha segnato un approfondimento sempre crescente nell'analisi dei bilanci e della struttura societaria in generale.

In concomitanza all'evoluzione, a cui si accennava, gli istituti di credito hanno dovuto infatti adeguarsi a Basilea 2, e anche se le banche italiane si sono avvalse della facoltà concessa dall'accordo di adottare i nuovi principi dal 1° gennaio 2008 anziché dal 2007, si sono già dovute organizzare in tal senso per diventare operative tra un anno. Sebbene l'accordo di Basilea sia rivolto al mondo delle banche è evidente che la sua introduzione e attuazione si è già ripercossa anche sulle imprese, confidi, società di rating e mondo professionale.

Le banche ora devono attribuire a tutta la loro clientela un giudizio (rating) che ne quantifichi quanto più correttamente possibile il grado di rischiosità, e di conseguenza l'impresa, per ottenere un rating favorevole, deve dimostrare di esserne meritevole, pena l'assistere ad un incondizionato inasprimento delle condizioni di accesso al credito.

Ciò implica per le aziende dover effettuare una autovalutazione, accrescendo quella cultura manageriale che consente loro di capire come migliorare la propria competitività, come darsi degli assetti produttivi, organizzativi e di mercato adeguati; è evidente che nelle piccole e medie imprese spesso non vi è all'interno una figura in grado di svolgere tali mansioni. E' importante per queste realtà la figura del professionista che deve costituire un valido supporto nell'ottenimento degli affidamenti da parte delle banche, ma anche nell'analizzare le criticità dell'azienda attraverso un vero e proprio check up aziendale.

Lo sviluppo interno, che le banche si sono date, rappresenta quella evoluzione necessaria che mette la finanza ad un elevato posto nello sviluppo aziendale, senza dimenticare però la massima attenzione ai rischi che ne derivano.

Tale sviluppo è stato influenzato, sicuramente in gran parte, dalle nuove esigenze delle aziende quali: la maggiore discontinuità nei risultati rispetto al passato, la gestione del ricambio generazionale, l'adozione di un piano di ristrutturazione, l'apertura del capitale a investitori finanziari, la copertura dei rischi finanziari, la realizzazione di investimenti industriali al di sopra delle dimensioni aziendali. La concentrazione bancaria, sviluppatasi negli ultimi anni, ha accelerato questo processo di razionalizzazione e di sviluppo di strumenti finanziari diversi, utili alle PMI per risolvere i vari aspetti delle problematiche aziendali sopra accennate. Tali strumenti finanziari, finalizzati al soddisfacimento di un'ampia gamma di esigenze diverse rispetto a quelle ordinarie di finanziamento strumentali per lo svolgimento dell'attività operativa tipica delle aziende vengono classificati dagli operatori economici e finanziari con la denominazione di investment banking.

Il settore dell'investment banking può essere suddiviso in cinque aree strategiche di affari:

1. capital markets:

è quell'area che supporta l'impresa nel reperimento di risorse finanziarie attraverso l'emissione di valori mobiliari e attraverso la compravendita di valori mobiliari già in circolazione e dunque regolarmente negoziati nel mercato dei capitali.

2. corporate finance:

sono tutti quei servizi finalizzati ad ottimizzare le scelte finanziarie delle società negli interventi di carattere non ordinario quali: fusioni, acquisizioni, scorpori, scissioni, leveraged buy out, ristrutturazione di aziende in crisi. In tal caso la componente di carattere creditizio è accessoria all'operazione progettata nel suo complesso.

3. merchant banking:

quando la banca si propone di diventare partner finanziario dell'impresa assumendo temporaneamente una partecipazione nel capitale societario.

4. project finance:

riguarda operazioni di "finanza strutturata", per consentire la realizzazione di rilevanti progetti di investimento mediante la costituzione di una società veicolo che risulta titolare di tutti i diritti relativi all'operazione e stipula appositi contratti con tutte le controparti impegnate nell'operazione.

5. risk management:

tale area è riservata all'attività svolta dagli intermediari finanziari, in quanto presuppone la misurazione e la gestione dei rischi industriali o finanziari, attraverso prodotti finanziari quali i contratti derivati o a termine, in grado di coprire o annullare l'impatto economico negativo associato al particolare fattore di rischi considerato.

Nel tessuto industriale nazionale, in prevalenza costituito da imprese di piccole e medie dimensioni a base familiare, i servizi connessi al merchant banking possono rappresentare per le aziende un'occasione per cercare di risolvere i problemi per il reperimento dei fondi necessari per portare avanti programmi di sviluppo, ricapitalizzazione di aziende ottenendo in tal modo anche un miglioramento creditizio e conseguentemente un più favorevole accesso al credito nel medio periodo.

Ma è l'area dei servizi di corporate finance che rappresenta il settore di grande sviluppo per un'attività di consulenza specialistica; nel corporate finance gli attori possono essere non solo gli intermediari finanziari ma società di consulenza e di professionisti. Infatti per la maggior parte dei servizi offerti, non è necessaria, anzi, non è opportuna l'erogazione delle risorse finanziarie da parte del soggetto che riceve il mandato da parte dell'impresa cliente. E' in questa area che si deve espandere la consulenza professionale, in quanto figura di riferimento per le aziende da porsi tra gli intermediari finanziari veri e propri e le aziende, e, che metta la sua professionalità e abilità al servizio del cliente per scegliere i servizi e prodotti più idonei alle problematiche aziendali tra quelli che il mercato propone.

E' evidente che il professionista deve sviluppare e accrescere le proprie conoscenze per dare ai propri clienti un supporto tecnico nel delineare le scelte aziendali per risolvere le varie problematiche.

Gli intermediari finanziari che possono competere sul mercato sono solo coloro in grado di offrire tutti i servizi e prodotti riconducibili a tutte le aree di affari dell'Investment banking e il processo in atto di consolidamento del sistema bancario mira proprio a migliorare il livello dei servizi da offrire alla clientela e a aumentarne la competitività e gli standard. Il consulente deve accompagnare le aziende nella scelta degli strumenti finanziari soprattutto in quelle imprese di piccole e medie dimensioni in cui non vi è internamente una figura in grado di farlo.

Negli ultimi anni anche i confidi, che hanno sempre avuto il ruolo di aiutare le piccole e medie imprese attraverso la prestazione di garanzie collettive per accedere più facilmente alle fonti di finanziamento, stanno sviluppando nuove capacità di servizio per rispondere a una più complessa e differenziata domanda delle imprese socie, accostando all'attività di garanzia, la prestazione di consulenza e assistenza nell'area finanziaria.

Giampaolo e Silvia Farina