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Estero, “da strategia a necessità”

Apparso su "Brescia oggi" del 17/04/2008

Internazionalizzare non è una opportunità strategica ma una necessità imprescindibile. Questione di vita o di morte per le piccole e medie aziende. La realtà emerge dal convegno che ubi banca ha organizzato ieri con Interprofessional Network su "Come strutturare l'impresa per competere sui mercati internazionali", nel quale è stato presentato il volume (con lo stesso titolo) realizzato con Unioncamere, Ministero del Commercio estero e Il Sole 24 Ore.

 

Un fattore vitale di crescita anche per le banche, come ha fatto capire Victor Massiah, disrettore generale del gruppo Ubi Banca, secondo cui "le aziende hanno mostrato capacità di adattamento perché a fronte di fattori critici come l'entrata nell'euro e la crescita cinese hanno saputo investire crescendo anche negli indici di qualità del credito e nella concorrenza basata su hi-tech e know how anziché sui prezzi". Ma la stessa azienda - Banca ha puntato sulle nuove frontiere: "come nel caso della società di fondi di investimento che Ubi ha aperto in Cina che ha chiuso in utile dal primo anno mostrando che i mercati emergenti non sono più pura produzione". "La crescita all'estero - ha sottolineato Marco Bonometti (Omr) - è stata strategica anche per quella in Italia divenendo condizione fondamentale sia per attaccare nuovi mercati che per difendere gli esistenti".

La realtà, condivisa dagli altri imprenditori intervenuti, ha mostrato come attualmente all'estero siano affermate soprattutto aziende di medie e grandi dimensioni, mentre le Pmi riflettono le difficoltà dei rispettivi mercati di riferimento. Di fatto quindi si cresce nella misura in cui si internazionalizza. Nel aso Omr (automotive) la strategia estera "punta alla crescita assieme al cliente, come è successo in Marocco con Fiat, che successivamente se ne è andata mentre noi - continua Bonometti - siamo rimasti a fianco di Peugeot e Renault che nel frattempo avevamo avvicinato".

UBI Banca lancia quindi un modello, quello della triangolazione fra istituti di credito, mondo della consulenza ed istituzioni (al convegno è intervenuta anche la Regione Lombardia), anche se dagli imprenditori arriva un segnale chiaro. "E' il sistema che deve cambiare e sostenere l'impresa, rendendosi conto che gli imprenditori si sono comunque già adattati a superare i limiti burocratici" hanno ribadito i presenti, fra cui Giuseppe Maria Ricchiuto (presidente della veronese Specchiasol9. Un caso concreto lo ha fornito Giancarlo Dellera, presidente di Cromodora Wheels Spa che recentemente ha investito 40 milioni di euro in Repubblica Ceka, in quello che considera: "L'hub del mondo dell'automobile, in cui si stanno concentrando investimenti ingenti nell'arco di 300 km fra Polonia, Cekia, Slovacchia e Ungheria, con un potenziale di 4 milioni di vetture fabbricate all'anno". I dati di Dallera danno l'idea di cosa si aspettano a livello politico gli imprenditori, al di là dei tagli generalizzati a livello fiscale. Diversi i punti critici e strategici: "Il costo del lavoro - spega Dall'era - copre il 50% dei costi di processo, mentre in Repubblica Ceka vale un terzo in meno, a fronte di maggiore flessibilità e di presenza di manodopera specializzata. L'energia, per restare ai costi, richiede un prezzo che è il 50% di quello italiano, con una pressione fiscale al 21% ed un apparato burocratico che in 6 mesi ha garantito un accordo comprensivo di 5 anni di vacanza fiscale e il 50% di sgravi". Non a caso lo spostamento verso Est è un dato sottolineato anche da Giulio Veneri, amministratore delegato di Interprofessional Network .

 

Le aziende, tuttavia, dovendo fare di necessità virtù, sono partite per l'estero inventando i propri modelli di business. È il caso dell'automotive dove il successo viene dal seguito di clienti strategici e dalle spalle larghe con la "tropicalizzazione" dei prodotti, come ha spiegato Paolo Streparava riferendosi alla sua esperienza diretta. Da parte delle istituzioni qualche timido segnale di cambiamento: "La collaborazione Bonino - Formigoni - ha spiegato Giuseppe Costa (Regione Lombardia) - è stata proficua al di là del colore politico, mentre il trait d'union con Unioncamere ha portato a 15 milioni stanziati per azioni a supporto dei progetti aziendali: l'intento è quello di andare oltre la semplice erogazione partecipando direttamente all'indirizzo". Un dato che rilancia Angelo Di Stasi (Ministero del commercio estero): "L'eccessivo individualismo è il male principale delle aziende che vanno all'estero, per questo i contributi incentivano soprattutto le unioni". (Giovanni Armanini)